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Dal latino paeniteo, il termine penitenza assume significato di "pentirsi" e indica pertanto l'attitudine al dolore per i peccati commessi, la contrizione, il proposito di evitare i peccati in futuro e la fiducia nella misericordia di Dio. Tutto questo nella logica dell'adesione dell'uomo peccatore a Dio che per primo converte, in quanto per primo concede la grazia del perdono in presenza del pentimento e chiama l'uomo alla comunione con sè.
La penitenza si esprime attraverso determinate forme esteriori che consistono nella preghiera, nel digiuno, nelle opere di carità e nell'ascesi fisica.
Nella Chiesa delle origini il processo di assoluzione e di riammissione del peccatore non era immediato ma comportava per lo stesso un certo periodo di esclusione dalla comunità ecclesiale per un'approfondita riflessione sul male commesso e una sincera contrizione; dopo di che il reo veniva riammesso nella comunità che, attraverso una speciale liturgia, gli concedeva l'assoluzione.
A partire dal secondo millennio subentrò l'uso della confessione, con cui ancora adesso si è soliti indicare il Sacramento della Riconciliazione istituito dal Signore per la remissione delle colpe commesse dopo il Battesimo.
Gli atti del penitente sono fondamentalmente quattro:
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